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ECM: RIBADITO IL FABBISOGNO DI 150 CREDITI IN TRE ANNI.

Assumono importanza Dossier formativo e Cogeaps. 

Il medico seleziona online gli obiettivi formativi dei corsi di formazione che più servono alla sua crescita e costruisce un dossier formativo che qualifica il suo potenziale di aggiornamento e l’idoneità e la coerenza nell’attività svolta. Così, mentre la Commissione nazionale Formazione Continua conferma che per il triennio 2014-16 occorreranno ancora 150 crediti in tre anni, al netto di eventuali riduzioni - tutti ottenibili anche con la sola formazione a distanza Fad -un milione e passa tra infermieri, medici, biologi, chimici, farmacisti, veterinari e tutti gli appartenenti alle 22 professioni sanitarie, familiarizza con il portale che registra i crediti Ecm e non solo: l’anagrafe Cogeaps (www.cogeaps.it) contenitore della formazione svolta dove è destinato ad acquisire importanza il “dossier formativo”.
«Dal 2 dicembre 2013 ogni iscritto all’Anagrafe Cogeaps può crearsi un dossier», spiega Sergio Bovenga, Presidente del Consorzio di Gestione anagrafica delle professioni sanitarie. «La Commissione è intenzionata a conferire ulteriore peso allo strumento, nato per assicurare che il sanitario leghi la formazione all’attività realmente svolta e non alla necessità di raggiungere i crediti obbligatori. Il sanitario crea un elenco di obiettivi per gli eventi che è intenzionato a seguire nell’arco del triennio, a loro volta selezionati per area di appartenenza: professionale, organizzativa, di sistema. Il dossier è inizialmente paragonabile a un percorso, mentre a compimento è più vicino a un curriculum; può avere margini di flessibilità, con la possibilità di modifica del dossier. Ad esempio un medico con ruolo e fabbisogno “organizzativo” può voler imparare una nuova tecnica e decidere di totalizzare meno punti nell’area a lui più vicina e un chirurgo viceversa».
Bovenga rileva anche che almeno 130 mila medici su 400 mila iscritti in anagrafica hanno pienamente soddisfatto il fabbisogno. «In realtà superiamo abbondantemente il terzo se valutiamo che molti pensionati restano iscritti agli Ordini pur non esercitando più, e un’altra parte di professionisti può avvalersi di esoneri ed esenzioni per diverse ragioni (previste dalla determina della Cnfc). Ma la fetta più grossa forse sono gli specializzandi, 10 mila da contare per 5 anni, esonerati per tutto il periodo di specializzazione». Il Co.Ge.A.P.S. ha fin qui inviato circa 250 mila certificati di pieno soddisfacimento dell'obbligo formativo Ecm e Ordini, Collegi e Associazioni li stanno producendo ai propri iscritti. L’obbligo formativo non vincola tutti allo stesso modo: «I 150 crediti complessivi in tre anni sono lo standard, ma il fabbisogno varia in funzione delle situazioni individuali. I crediti – spiega Bovenga - vanno prodotti in un range che va da un minimo del 50% del fabbisogno annuo ad un massimo del 150% (cioè da 25 a 75/anno in caso di obbligo formativo individuale di 150 crediti ndr), e pure nel triennio 2014-16 si potrà ottenere una riduzione fino a 45 punti se nel triennio precedente sono stati raccolti oltre cento crediti, fino a 30 se ne sono stati raccolti tra 51 e 100, e solo entro 15 crediti se si è ottenuto un punteggio inferiore a 50; inoltre si tiene conto degli esoneri e delle esenzioni; per ciascuna situazione è previsto un tempo entro il quale il “sistema” aspetta il professionista».
La banca dati Cogeaps contiene 250 milioni di crediti maturati dal 2002, ma per i fabbisogni formativi fanno testo i crediti ottenuti dal 2008 in poi. A trasmettere i crediti è il provider, il soggetto promotore della formazione che dal 2009 accredita direttamente gli eventi e trasmette i report dei crediti al CoGeAPS e anche all’ Agenzia per i servizi sanitari regionali-Agenas se il provider è accreditato al sistema nazionale o alla Regione se è accreditato presso di essa. «Di rado, può accadere che un professionista non ritrovi nella nostra banca dati traccia di un corso che ha seguito; in tal caso – dice Bovenga - anziché rivolgersi al provider, può segnalarlo direttamente al CoGeAPS che va a verificare i motivi, a volte banali (esempio: errore nella trasmissione del codice fiscale) del mancato ingresso; in ultima ratio, ci facciamo inviare l’attestato e se il corso è correttamente frequentato ed accreditato inseriamo i crediti, coordinandoci con Ordini e Collegi. La nostra filosofia è che le eventuali disfunzioni del sistema, a qualsiasi livello, non deve scontarle il professionista».
Mauro Miserendino

PRIVACY. SERVE OK DEL PAZIENTE PER LASCIARE LE RICETTE IN FARMACIA

Medici di famiglia attenti: la prassi di lasciare la ricetta cartacea in farmacia, pur ammessa dal garante della privacy, dev'essere autorizzata dal paziente e deve essere l'eccezione e non la regola. Lo ribadiscono il Codice deontologico dei farmacisti e una nota di Federfarma: il primo all'articolo 15 ricorda che indirizzare prescrizioni in farmacia senza il consenso del paziente può configurare accaparramento di clientela, sanzionabile deontologicamente; la seconda afferma che la prassi andrebbe adottata quando il paziente è impossibilitato a recarsi in studio. In ogni caso, come spiega l'avvocato Paola Ferrari nel tutorial "Riservatezza e marketing in farmacia", il transito della ricetta dallo studio al negozio va autorizzato con espressa delega del paziente al farmacista o meglio al suo collaboratore delegato al trattamento dei dati personali. Il farmacista potrà ritirare la ricetta del curante, aprirla e prenotare il farmaco. Ogni altra prassi - ricorda del resto la stessa Federfarma nella nota già citata - andrebbe contro il diritto del cittadino di scegliersi liberamente la farmacia configurato all'articolo 15 della legge 475/1968. «Bene il consolidarsi di un quadro di regole, ma con l'avvento nelle regioni della ricetta dematerializzata è probabile che tra qualche mese l'attenzione mediatica in tema di privacy si sposti verso altri temi», ammette Paolo Misericordia, medico di famiglia a capo del Centro studi Fimmg, società che cura l'informatizzazione per il sindacato Fimmg. «La dematerializzazione delle ricette consente al paziente di scegliere liberamente la farmacia dove recarsi per la dispensazione del farmaco, e supera i suddetti problemi, a meno che a qualche collega non venga in mente di dirottare in farmacia i promemoria cartacei. Si aprono invece altre questioni, a mio avviso di portata minore. Ad esempio, il medico renderà disponibili al sistema d'accoglienza, e dunque ad Asl, regione, ministero dell'economia, i dati sensibili del paziente prima ancora che questi metta piede in farmacia per ritirare le medicine, e dia l'assenso implicito con questa azione a rendere i propri dati fruibili al sistema. In realtà, il consenso del paziente s'intende già ottenuto dal medico in precedenza, ma i contenuti del rapporto di diagnosi e cura tornano in primo piano rispetto a pur importanti questioni di "procedura"».
Mauro Miserendino

INFORMATIVA PER I COLLEGHI CHE RILASCIANO CERTIFICAZIONI DI MALATTIA

Dalla Direzione Provinciale INPS
Si ritiene utile fornire alcune indicazioni per la corretta compilazione dei certificati di malattia, relative a fattispecie che possono creare perplessità operative, in modo da evitare successivi disagi al lavoratore o richieste di chiarimenti al medico:
1.Un certificato, che indica “continuazione malattia”, può coprire la giornata precedente la data di rilascio solamente se la visita è stata effettuata a domicilio.
Esemplificando: il lavoratore il cui primo certificato scade nella giornata di venerdì, in caso di mancata guarigione, deve rivolgersi al curante il venerdì stesso oppure, in assenza, al Servizio di Continuità Assistenziale (c.d. Guardia Medica), che può rilasciare una certificazione che può coprire il sabato e la domenica. In assenza di certificazione rilasciata a copertura del sabato e della domenica da parte della Guardia Medica, l’eventuale certificazione rilasciata in ambulatorio dal curante nella giornata di lunedì non può “coprire” né il sabato né tantomeno la domenica. Anche nel caso di un nuovo evento di malattia iniziato nei trenta giorni successivi al precedente, che viene valutato come “ricaduta”, la certificazione medica non deve essere rilasciata come continuazione dell’evento precedente.
2.Periodi di malattia già trascorsi, e per i quali non è stato prodotto alcun certificato, non possono essere giustificati a “posteriori”, neanche su supporto cartaceo.
Se il lavoratore intende riprendere la sua attività lavorativa prima della scadenza della prognosi deve rivolgersi al medico curante, che richiamerà il certificato già emesso e modificherà la data di fine prognosi (è possibile solo nei limiti temporali della prognosi precedentemente indicata).
4.E’ opportuno ricordare al lavoratore che il certificato di ricovero (se ancora cartaceo) va richiesto in duplice copia: una deve essere spedita all’I.N.P.S. e una va consegnata al datore di lavoro.
5.I certificati eccezionalmente prodotti su supporto cartaceo, vanno in ogni caso prodotti in originale, in quanto la trasmissione via fax o in allegato ad una e-mail interrompe solo i termini prescrizionali di consegna del certificato.
6.Il lavoratore straniero che intende rientrare nel proprio paese di origine durante il periodo di malattia (solo per ricevere migliori cure o perché ha bisogno di assistenza continuativa) deve richiedere agli uffici I.N.P.S. l’autorizzazione al trasferimento.
7.Se il medico certificatore si accorge di avere commesso eventuali errori nella compilazione del certificato telematico, può segnalare il tutto inviando certificazione cartacea (su carta intestata) sia all’I.N.P.S. che al datore di lavoro, indicando l’errore stesso.
8.Il certificato di malattia telematico non deve essere utilizzato in caso di assenza della lavoratrice madre per una malattia del figlio: in questo caso si deve redigere un certificato su supporto cartaceo, che deve essere consegnato solo al datore di lavoro.
Sperando di essere stati chiari, si ricorda che il C.M.L. della Sede, nella persona del Responsabile, e gli Uffici Amministrativi sono sempre disponibili per altri eventuali chiarimenti ai seguenti numeri telefonici:
dott. Roberto Cereatti (Responsabile Centro Medico Legale): 0432 596439 cell.3351914000
Consolato Lugarà (Responsabile unità organizzativa controllo prestazioni): 0432 596248
Gianni De Joannon (Responsabile Linea di prodotto servizio Prestazioni a sostegno del reddito): 0432 596281

FORMAZIONE DEI MEDICI: FNOMCEO A RENZI. IL SISTEMA E' IN CRISI. E' NECESSARIO INTERVENIRE. 

#diamo speranza alle speranze. È questo l'hashtag con cui si conclude la lettera indirizzata dal presidente Fnomceo Amedeo Bianco al premier Matteo Renzi per sottoporgli le criticità del sistema formativo in Medicina-Chirurgia e Odontoiatria. Bianco fa riferimento alla vicenda dei testi di ammissione alle Scuole di specialità mediche «dove l’errore umano verificatosi, sempre possibile nei sistemi complessi, in realtà si configura come l’eclatante indicatore di una crisi del sistema formativo medico nel suo complesso». Al di là della vicenda specifica il presidente Fnomceo sottolinea come si tratti della punta di un iceberg che ha «ulteriormente aggravato un vulnus di affidabilità e trasparenza delle Istituzioni dello Stato da parte di intere generazioni di giovani e famiglie». In particolare Bianco si sofferma sulle problematiche legate all’accesso alla formazione post laurea che costringe gli esclusi «a un limbo professionale e lavorativo all’età di 25-26 anni, dopo 20 anni di studi». Il presidente Fnom nella sua missiva ribadisce la necessità di ricostruire «le opportune sinergie tra ciò che oggi è, pervicacemente separato in ambito medico e cioè il sistema formativo e il sistema professionale inteso come luoghi e soggetti di cura e assistenza». Bianco si chiede in conclusione «se non sia ragionevole che in un processo di formazione medica oscillante tra i 10 e i 12 anni non sia possibile identificare un “set” di valutazione, compresi i quiz, con i quali ragionevolmente individuare le migliori attitudini e il miglior merito per l’accesso alle Scuole di medicina, evitando soluzioni che spostano solo in avanti l’inesorabile selezione che […] avrebbe proporzioni da brivido. Le chiedo Signor Presidente se non sia ormai doveroso reingegnerizzare un sistema che sia idoneo a garantire a tutti i giovani che si laureano in Medicina e chirurgia non un lavoro certo ma quanto meno la possibilità di competere per un lavoro agendo o sul braccio formativo o sulle regole di accesso al lavoro o molto meglio su entrambi».

ESENZIONE IRAP SE NON C'E' AUTONOMA ORGANIZZAZIONE.

È allo studio del Governo una norma, da inserirsi nel DDL Stabilità, che preveda l'esclusione
dall'assoggettamento all'Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) per tutti i contribuenti – in prevalenza liberi professionisti, tra cui medici – privi di autonoma organizzazione, definendo limiti di compensi e di beni strumentali. Si darebbe così attuazione a quanto previsto anche dalla Delega Fiscale, approvata a fine febbraio. In alternativa, potrebbe arrivare una rimodulazione del limite dei compensi per gli autonomi che decideranno di entrare nel nuovo regime fiscale forfetizzato per le partite Iva.
Sono alcune delle indicazioni emerse dal confronto - avvenuto nei giorni scorsi - tra Esecutivo e Parlamento sulla Legge di Stabilità, all'esame della Commissione Bilancio della Camera.
Per le Casse di previdenza privatizzate, tra cui l'Enpam, l'intenzione è quella di limitare l'aumento del prelievo sui rendimenti dei fondi pensione, che dovrebbe scattare dal primo gennaio, intervenendo nell'immediato solo sul “maturato”. Il Governo sta anche cercando le risorse per contenere l'aumento della tassazione sui Fondi Pensione e sulle Polizze vita.
Michela Molinari – Ufficio stampa Fnomceo

Diritto Sanitario

CORTE DI CASSAZIONE - PENALE: Ospedale carente? Medico innocente. 

Se l'ospedale è disorganizzato e carente il medico non risponde per la morte del paziente. A stabilirlo è la sentenza 46336 della Cassazione che ha esaminato il caso di un paziente morto per un'emorragia interna, causata da un incidente stradale. Con questa sentenza la Cassazione conferma l'assoluzione in appello di un ortopedico e un medico di pronto soccorso, che - per questo caso - erano stati condannati in primo grado per omicidio colposo.
Il paziente, poi morto, era stato portato in prima battuta al pronto soccorso ortopedico dove il medico di turno aveva riscontrato una frattura, dirottandolo poi al pronto soccorso generale per i dolori all'addome. Dopo la ricerca vana di un'ambulanza il paziente era stato trasferito in barella: tempo prezioso perso a causa della lunga distanza, e non certo recuperato dall'infermiera del triage che aveva assegnato un codice verde imponendo un'ora di attesa.
La condotta dell'ortopedico viene però ritenuta "immune da censure". Per i magistrati, "egli curò correttamente il paziente in ordine alle lesioni di sua competenza, non disponeva di elementi per propendere verso una decisa diagnosi di emorragia addominale; ed avviò tempestivamente il paziente al pronto soccorso generale, secondo i protocolli interni dell'ospedale".
Insomma, secondo i giudici "il paziente avrebbe potuto essere salvato", ma tuttavia "disguidi, disorganizzazione ed equivoci non imputabili all'unico sanitario presente nel pronto soccorso ortopedico", l'hanno impedito. Secondo la Cassazione il comportamento del medico "non rivela apprezzabili elementi di colpa". Anche perché "questi, peraltro, non disponeva di un ecografo che gli consentisse una preliminare valutazione del paziente".
Diversa la posizione del medico di pronto soccorso di medicina generale che, essendo l'unico in servizio e impegnato a seguire un altro malato, aveva telefonato al collega per lamentarsi dell'errore di valutazione fatto nel non inviare direttamente in chirurgia la vittima dell'incidente automobilistico, invece di verificare personalmente la gravità della situazione. Anche nel suo caso, però, scatta l'assoluzione con la formula che il fatto non sussiste. Per la Cassazione l'omissione può essere considerata una negligenza ma non la causa della morte.
Per i magistrati, il drammatico evento stato frutto di una serie di concause: "l'errore dei volontari dell'ambulanza che trasportarono il paziente al pronto soccorso ortopedico e non a quello generale; la negata percezione di dolori addominali da parte del ferito; l'assenza di un apparecchio per l'ecografia; l'irrazionale separazione dei diversi pronto soccorso; la mancanza di linee guida efficienti per il trasferimento del paziente". Da qui la pronunzia assolutoria perché "il fatto non sussiste".

CORTE DI CASSAZIONE - PENALE: Medico di turno presso il reparto di pronto soccorso – Rifiuto di visitare e procedere al ricovero ospedaliero di un malato. 
Rifiuto di Atti di ufficio. Omissione (art. 328 c.p.). Integra l'ipotesi delittuosa contemplata dall'art. 328, comma primo, c.p., il rifiuto di visitare un paziente e di redigere verbale di consulenza chirurgica prodromico necessario al suo ricovero, opposto dal medico di turno del pronto soccorso, in tutte le situazione di indifferibilità, in cui l'urgenza del ricovero sia effettiva e reale, per il pericolo di conseguenze dannose alla salute della persona.
SENTENZA N. 45884/14
FATTO: Con sentenza del 28 ottobre 2013 la Corte d'appello di Reggio Calabria ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Calabria in data 15 giugno 2011, che dichiarava G.B. F.M. colpevole del reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1, condannandolo alla pena di mesi sei di reclusione e al risarcimento dei danni in favore della parte civile, con i benefici della sospensione condizionale e della non menzione, per avere, nella sua qualità di medico di turno presso il reparto di pronto soccorso degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria, indebitamente rifiutato di visitare il paziente Ga.Or., ivi giunto il ---- in gravi condizioni a seguito di un sinistro stradale, e di redigere conseguentemente il verbale di consulenza chirurgica prodromico al suo ricovero presso il reparto di chirurgia d'urgenza. Avverso la su indicata pronunzia ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell'imputato, deducendo due motivi di doglianza il cui contenuto viene di seguito illustrato.
DIRITTO: Il rifiuto di un atto d'ufficio, invero, si verifica non solo a fronte di una richiesta o di un ordine, ma anche quando sussista un'urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell'atto, in modo tale che l'inerzia del pubblico ufficiale assuma, per l'appunto, la valenza del consapevole rifiuto dell'atto medesimo (Sez. 6, n. 4995 del 07/01/2010, dep. 08/02/2010, Rv. 246081). In relazione alla vicenda storico-fattuale oggetto del tema d'accusa deve pertanto ribadirsi la linea interpretativa tracciata da questa Suprema Corte (cfr. Sez. 6, n. 46512 del 15/10/2009, dep. 03/12/2009, Rv. 245333; Sez. 6, n. 9493 del 02/05/1995, dep. 08/09/1995, Rv.202276), secondo cui integra l'ipotesi delittuosa contemplata dall'art. 328, comma primo, c.p., il rifiuto di procedere al ricovero ospedaliero di un malato, opposto dal medico responsabile del reparto, esclusivamente se il ricovero doveva ritenersi indifferibile per la sussistenza di un effettivo pericolo di conseguenze dannose alla salute della persona. Ne discende che non tutte le omissioni di ricovero ospedaliero da parte del medico di turno integrano la su indicata fattispecie incriminatrice, ma soltanto quelle legate ad una situazione di indifferibilità, in cui l'urgenza del ricovero sia effettiva e reale, per il pericolo di conseguenze dannose alla salute della persona, pericolo da valutare in base alle indicazioni fornite dall'esperienza medica, tenendo conto, ovviamente, delle peculiari caratteristiche e delle specificità di ogni singolo caso concreto. Sotto altro, ma connesso profilo, come si è già avuto modo di rilevare in questa Sede (Sez. 6, n. 3956 del 12/03/1985, dep. 24/04/1985, Rv. 168874), il potere demandato al sanitario di decidere sulla necessità del ricovero e sulla destinazione del paziente non può prescindere dal dovere di formulare una diagnosi o, comunque, di accertare le reali condizioni di chi, lamentando un grave stato di sofferenza, solleciti l'intervento del servizio di pronto soccorso;ne consegue che il rifiuto di effettuare la visita medica, nelle predette circostanze, non integra una valutazione discrezionale del medico, ma si risolve in un indebito comportamento omissivo. La situazione venutasi a creare nel caso in esame, infatti, non solo era connotata da un pericolo effettivo di grave danno per la salute del paziente, ma era diversa e sopravvenuta rispetto alle esigenze che avevano inizialmente determinato il suo trasferimento da un Ospedale, privo dei mezzi tecnici necessari, ad un altro più attrezzato, dove si era in seguito manifestato con assoluta evidenza un nuovo stato patologico, determinando in tal modo la necessità di atti indifferibili a tutela della salute, che imponevano un intervento immediato da parte del medico di turno del pronto soccorso, tanto più ove si consideri che egli era stato pienamente messo a conoscenza della situazione in cui il paziente versava.

CONSIGLIO DI STATO SEZ. III: Dirigente medico di una struttura e carica politica. esclusa incompatibilità
Nessuna incompatibilità tra la qualifica di dirigente medico di una Asl e la carica di consigliere comunale. L’incompatibilità vale solo con riferimento agli incarichi di direttore generale, direttore amministrativo e direttore sanitario. Lo stabilisce Il Consiglio di Stato, sez. III, con sentenza 5583 del 12 novembre 2014.
Il riferimento è alla disciplina legislativa introdotta nel 2013 (d.lgs. n. 39/2013) che dispone l’incompatibilità con determinate cariche elettive negli enti locali degli «incarichi dirigenziali, interni e esterni, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico».
Viene rigettata la pronuncia del Tar Napoli (sentenza 4983/2014), che aveva dichiarato inequivocabilmente l’impossibilità di un direttore di struttura complessa a ricoprire la carica di consigliere comunale. A fronte della generica formulazione dell'art.12 del sopracitato d.lgs vi è il successivo articolo 14 il cui disposto prevede l’incompatibilità in questione solo con riferimento agli incarichi di direttore generale, direttore amministrativo e direttore sanitario. Disciplina speciale quindi per il personale delle Aziende sanitarie locali: nel momento stesso in cui si assoggettano al regime delle incompatibilità i tre incarichi di vertice, si esclude implicitamente da quel regime il personale dirigenziale medico e sanitario che, pur se investito di funzioni “dirigenziali”, non ha quali competenze primarie quelle gestionali e dirigenziali, se non forse in misura del tutto marginale e limitata al momento organizzativo interno del reparto, dovendo rispondere ad un compito primario ossia “produrre salute”.

Area formativa

OSTEONECROSI DA BIFOSFONATI

L'incontro sulla gestione del paziente in terapia con tali farmaci per neoplasia o per osteoporosi. protocolli, si terrà giovedì 27 novembre 2014 alle ore 15.00 presso l'odontostomatologia del P.O. San Giovanni di Gorizia.

Riportiamo di seguito il depliant informativo dell'ASS 2 Isontina: "La terapia con bifosfonati. Informazione per i pazienti".

I PAZIENTI FRAGILI: LA GESTIONE SOCIOSANITARIA DEL VIVERE QUOTIDIANO.

Il convegno si terrà sabato 29 novembre 2014 dalle ore 9.00 presso l'auditorium della Regione FVG via Roma, 2 Pordenone.

IL PROGRAMMA NAZIONALE ESITI. SUPPORTO ALLE ATTIVITA' DI AUDIT CLINICO ED ORGANIZZATIVO.

Il Convegno si terrà il 4 dicembre 2014 dalle ore 14.00 presso l'auditorium del P.O. S. Polo di Monfalcone.

 

GLAUCOMA. DALL'ALIMENTAZIONE ALLA CHIRURGIA. INCONTRO CON GLI ESPERTI.
Il Convegno si terrà venerdì 12 dicembre 2014 alle ore 14.00 presso la Fondazione CARIGO, via Carducci, 2 Gorizia

IDENTIFICAZIONE, DIAGNOSI PRECOCE DEI TUMORI POLMONARI E SORVEGLIANZA SANITARIA DEGLI EX ESPOSTI 

Il convegno si terrà il 4 dicembre 2014 presso l'Aula Magna Palazzo Bo via 8 Febbraio, 2 Padova 

 

Eventi

SALUTE DONNA NEL MONDO
(Aula Magna dell'IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, via dell'Istria, 65/1 , 17 dicembre 2014 )
GLAUCOMA. DALL’ALIMENTAZIONE ALLA CHIRURGIA. INCONTRO CON GLI ESPERTI.
(Fondazione CARIGO, via Carducci, 2 Gorizia , 12 dicembre 2014 alle ore 14.00 )
IDENTIFICAZIONE, DIAGNOSI PRECOCE DEI TUMORI POLMONARI E SORVEGLIANZA SANITARIA DEGLI EX ESPOSTI
(Aula Magna Palazzo Bo via 8 Febbraio, 2 Padova , 4 dicembre 2014 )
IL PROGRAMMA NAZIONALE ESITI. SUPPORTO ALLE ATTIVITA’ DI AUDIT CLINICO ED ORGANIZZATIVO.
(P.O. S. Polo di Monfalcone , 4 dicembre 2014 dalle ore 14.00 )
I PAZIENTI FRAGILI: LA GESTIONE SOCIOSANITARIA DEL VIVERE QUOTIDIANO.
(Auditorium della Regione FVG via Roma, 2 Pordenone., 29 novembre 2014 dalle ore 9.00)

Bollettini

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Bollettino 2/2012

Consulta o scarica il Bollettino n. 2 del 2012

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Bollettino 1/2012

Consulta o scarica il Bollettino n. 1 del 2012

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