Medici in Africa
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Sintesi della Conferenza del Dr Giannino Busato avvenuta il 28 settembre presso l'Azienda Agricola di Castelvecchio (GO). |
“Medici in Africa”
Di fronte alle catastrofi occasionali o al sottosviluppo cronico i grandi enti internazionali si occupano dei problemi generali ma, di fatto, la cooperazione diretta -che vuol dire aiuto concreto ed immediato- è nelle mani di una miriade di organizzazioni di volontariato che sono effettori a loro volta dei contributi nazionali (generalmente esigui) e, molto più consistentemente, del dono piccolo o grande di milioni di cittadini e delle loro organizzazioni.
Ed è questo che, per buona parte, evita la catastrofe definiva che non riguarderebbe solo il cosiddetto Terzo Mondo.
C’è in tutto ciò un intenso movimento risorse e, in particolare, di “volontari” che vanno nei luoghi della catastrofe o del sottoviluppo animate in genere dalle migliori intenzioni.
Fra questi si trovano diffusamente persone con capacità ed efficacia di azione rilevanti se non eccezionali, ma non infrequentemente si tratta invece di individui o gruppi che si muovono ignari delle situazioni locali, impreparati tecnicamente e psicologicamente a situazioni e bisogni inimmaginabili, privi di dotazioni strumentali o con la pretesa di trasferire –o di trovare già trasferita- la tecnologia del loro paese di origine.
Questo vale soprattutto nel campo sanitario dove sicuramente i bisogni sono immensi ma dove sono facili gli equivoci –per esempio riguardo la presenza e la professionalità dei locali- e dove i bisogni tecnologici debbono trovare soluzioni che nulla hanno a che vedere con la tecnologia cui noi dei paesi “opulenti” siamo abituati ed in qualche modo asserviti. I fallimenti che ne conseguono possono avere gravi conseguenze, quanto meno minano la comprensione reciproca.
Busato proporrà innanzitutto una riflessione sul se e come e perché andare in Africa con scopi di cooperazione sanitaria (ma il paradigma può valere anche per molti altri campi di risposta a bisogni del Terzo-Quarto Mondo).
Egli presenterà poi la situazione esemplare di un Paese a sviluppo possibile, il Sud-Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo: qui, avendo individuato nella rete locale di ospedali la criticità delle prestazioni di anestesia, si sta organizzando un corso Master per infermieri addetti a questa funzione.
Ma, nella rete di questi ospedali che nel processo di pacificazione e sviluppo dovranno essere di riferimento, si presentano altre opportunità di cooperazione allo sviluppo come i servizi dentistico ed oculistico.
Infine si osserverà come, ad ogni discorso del genere, debba essere sotteso lo sviluppo dei principi dell’appropriatezza e della sostenibilità di qualsiasi intervento, in particolare di quello formativo e soprattutto tecnologico.
Si tratta, ancora una volta, di non “colonizzare” con le nostre concezioni e coi nostri strumenti ma di partecipare da dentro allo sviluppo di procedure e tecnologie specifiche, adatte ai contesti, alle risorse, alla durata dei bisogni, per l’appunto tecniche e tecnologie appropriate e sostenibili.
Questi principi che da sempre sono nell’animus e nell’opera di molti che l’Africa l’hanno vissuta, ora sono finalmente all’attenzione della comunità internazionale.
Ecco che la comunità isontina, per la sua vocazione internazionale, potrebbe diventare sede di studio e di proposte: il discorso, ci si augura, non finirà a Castelvecchio.
