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Attualità

Rimborsi ex specializzandi, il Ddl per gli indennizzi affonda. Allo studio emendamento alla Finanziaria

Rimborsi ex specializzandi, doccia fredda da Tribunale Roma: no vincoli a contrattualizzarli prima del 2007  Forse c’è ancora una speranza per indennizzare in tempi contenuti gli ex specializzandi formati nelle scuole universitarie tra il 1978 e il 2006. Dopo la battuta d’arresto del disegno di legge 2400 a prima firma Piero Aiello, sul quale pende un parere negativo dalla Commissione bilancio, in Senato si studia un emendamento alla prossima legge di stabilità per liquidare le borse di studio non concesse tra il 1978 e il 1991 e i contratti non onorati tra il 1993 e il 2006. Lo ha annunciato il senatore Guido Viceconte (NCD) ospite, con il collega Luigi D’Ambrosio Lettieri (Direzione Italia) e con il Presidente Omceo Roma Luigi Lavra, a un incontro organizzato dal pool di avvocati Consulcesi nel quale 285 specialisti romani hanno ricevuto assegno per complessivi 9,9 milioni di euro a seguito dell’ultima sentenza favorevole.A parte poche eccezioni, i ricorsi ai giudici contro lo Stato danno ragione ai medici e la Presidenza del Consiglio, parte convenuta, è costretta a sborsare, poiché lo stato non ha recepito direttive europee vigenti: nel contenzioso in questione, dovrà pagare 62 milioni di euro per 2062 ex specializzandi, tra somme non corrisposte, interessi e sanzioni. La convenienza a chiudere la partita per evitare almeno le ultime due voci ci sarebbe tutta. Nella nota previsionale di bilancio 2017 la presidenza del consiglio, con 140 milioni per affrontare i contenziosi, ha dovuto accantonare 80 milioni annui per tre anni per questa questione. E forse non bastano. «La proposta di emendamento per la quale stiamo individuando la copertura senza gravare sugli altri capitoli della sanità dovrebbe finire nella nuova legge di stabilità», rivela il senatore Viceconte. «La Commissione bilancio, dopo un esame un po’ troppo lungo, è orientata a dare parere negativo al disegno di legge che mette insieme le proposte di molti di noi, e il motivo sono gli oneri aggiuntivi per lo stato. Ma chiudere la partita dei contenziosi, oltre che ripagare migliaia di medici che hanno lavorato anche la notte e non si sono visti adeguatamente retribuire, ci consentirebbe di non pagare interessi e sanzioni, e si potrebbero studiare forme per restituire le somme nel tempo, parte subito e parte sotto forma di contributi o sgravi contributivi o altre agevolazioni». Viceconte prevede che la bozza possa essere stesa già nei prossimi giorni. In una nota il senatore D’Ambrosio Lettieri sottolinea che «ad oggi l’esito positivo dei ricorsi presentati da migliaia dei medici ex specializzandi conta indennizzi per oltre 300 milioni di euro e rischia di arrivare a 5 miliardi di euro se non si dovesse trovare subito una soluzione. Lo Stato preferisce sborsare milioni di euro ignorando la mia proposta di legge e quella di altri colleghi su una riforma transattiva. Una irresponsabilità, mentre il Ssn è in grave pericolo e il Def prevede tagli al finanziamento del Fondo sanitario». L’Ad Consulcesi Andrea Tortorella ricorda agli ex specializzandi che, diminuendo fino a prova contraria le probabilità di una legge taglia-contenziosi, ove volessero far ricorso devono tener conto dei termini di prescrizione. «Sebbene i nostri legali ritengano che in assenza di una norma attuativa, secondo i principi stabiliti dalla Cassazione, i termini di prescrizione non inizino a decorrere, invitiamo i medici specialisti a tutelarsi avviando azione legale o producendo un atto interruttivo, o una diffida nei confronti della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri competenti (Miur in primis ndr). È necessario però attivarsi entro il 10 ottobre a causa dei tempi tecnici di presentazione dell’istanza. I nostri consulenti rispondono al numero verde 800.122.777 e sul sitowww.consulcesi.it».

4 ottobre 2017